Blog di Giuditta

C’era una volta… “Il drago sputabolle”
C’era una volta… “Il drago sputabolle”

È l’ora di una nuova storiella, questa volta vi racconto…

Il drago sputabolle

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C’era una volta il drago più triste di tutti i draghi.
Sapete che i draghi sputano fuoco? Ma sì che lo sapete! Quel drago invece non era capace (ecco perché era così triste). Soffiava soffiava soffiava e soffiava di più… niente, dalla bocca non gli usciva neanche una fiammellina piccina piccina.
Il suo amico volpone un giorno gli disse: -Senti drago, basta piangere, adesso ti porto dalla maga Mela che ti aiuterà con la magia.
E così andarono dalla maga Mela.
Parlò volpone: -Maga Mela, aiuti il mio amico a sputare fiammone?
-Facilissimo!- disse la maga Mela –aspettate che prepari la pozione nel mio grande pentolone.
Salvia, malva e dragoncelloFullSizeRender 4
Un po’ di questo e un po’ di quello
Timo, alloro e rosmarino
E un pizzico di sale fino!
Mescolò mescolò mescolò e finalmente la pozione fu pronta.
-Ecco qua. Bevi drago!
E il drago bevve.
Glu glu glu glu glu glu.
Dopo che ebbe bevuto gli venne voglia di soffiare e allora soffiò. E, attenti attenti, cosa uscì dalla sua bocca? Fuoco? Fiamme? Scintille? No. Bolle di sapone!
Volpone scoppiò a ridere.
La maga Mela disse: -Ops!
Il drago invece pianse. E più piangeva più le bolle uscivano grosse. Bolle grandi. Bolle grandissime. Bolle giganti. Talmente giganti che il drago ci finì dentro. E anche volpone. E anche la maga Mela.
E poi? Sentite questa: le bolle, come fanno tutte le bolle, volarono su, fino al cielo, ancora più su, fino alle nuvole, ancora più su, fino all’arcobaleno. E allora… PLOP! scoppiarono. E quei tre finirono proprio sopra l’arcobaleno.
Era bellissimo! Morbido come un cuscino e pieno di colori. Volpone fece le capriole sul giallo. Il drago saltellò sul rosso. La maga mela si rotolò sull’arancio. E tutti e tre si riposarono sul blu.
Quando venne la sera, l’arcobaleno diventò uno scivolo lunghissimo. Volpone, il drago e la maga Mela si presero per mano e scivolarono giù, fino a casa.
Che giornata strabiliameravigliosa! Era ancora triste il drago? Ma no! Era contento come una Pasqua, il drago più contento di tutti i draghi!
Una storia di passi, passini, passetti!
Una storia di passi, passini, passetti!

Passi nella notte per me.
Ero ad una fiera del libro (una delle tante che ho passato al setaccio). C’era una conferenza che mi interessava, ma la sala era piena e strapiena.
Che fare? Rinunciare? Ma neanche per sogno.
Mi accomodo in fondo alla sala, per terra (come facevo spesso all’università).
E lì ecco una prospettiva diversa, originale e bassa, molto bassa: il pavimento.

E sul pavimento: passi.
Passi coi tacchi, passi da ginnastica, passi eleganti.
Ma anche passi che vogliono passare in silenzio, passi che vogliono passare veloci, passi strascicati, passi arroganti, passi nervosi, passi graziosi, passi annoiati, passi impazienti e anche passi sofferenti (era una fiera, ve l’ho detto).
Non era solo una questione di scarpe.

Ognuno aveva il suo passo speciale.FullSizeRender 2

Guarda un po’. Conoscere i passi di una persona e solo poi guardarne il resto era divertente. Interessante.

Così è nata l’idea di una storia sui passi.

Fortuna che ognuno ha il suo passo speciale,
Ognuno col suo passo va su per le scale
E come stasera nelle notti più belle
Incontriamoci in cima a guardare le stelle.

(E poi Febe Sillani l’ha colorata con le sue illustrazioni. Io mi sono innamorata della luna che guarda giù!)

Buon Natale!
Buon Natale!

Per voi la mia filastrocca natalizia… tanti auguri!

Girotondo di Natale

Girotondo di Natale,
Che nottata eccezionale!
Girotondo filastrocca
Mentre fuori la neve fiocca,
C’è la nonna col golfino
C’è la zia con il cugino
C’è l’abete infiocchettato
C’è il torrone al cioccolato
C’è la musica natalizia
E il pandoro, che delizia!
C’è un din don di campanelle
C’è il pastore con le pecorelle
C’è profumo di magia
E una slitta che vola via
C’è un cric croc di noccioline
E treccine di bambine
C’è una lettera segreta
E una coda di cometa
Giro giro girotondo
Buon natale a tutto il mondo!

365, una coccola al giorno!
365, una coccola al giorno!

Storie per un anno intero


365-homeSignore e signori vi presento… “365, una storia al giorno”, una raccolta di storie brevi, una per ogni giorno dell’anno.
Ogni storia per accompagnare lo scorrere del tempo, l’avvicendarsi delle stagioni, il clima che cambia e che porta nuovi ritmi quotidiani.
Ogni giorno dell’anno ha una storia tutta sua, creata apposta per quel giorno e da leggere proprio quel giorno.

Tutte quante le storie le ho pensate e scritte perché siano divertenti da leggere ad alta voce (almeno ci ho provato)

Scriverle mi è piaciuto tantissimo, è stata un’avventura, un viaggio straordinario nel mondo della fantasia.
Ho passato mesi di caccia intensa agli spunti fiabeschi. E ne ho trovati dappertutto! In ogni luogo (anche nella lavatrice), in ogni persona (amici, parenti, passanti), nelle nuvole, nei gatti, nei sogni. Dappertutto ho trovato spunti per le storie.
Ogni storia è breve perché si possa leggere in qualsiasi momento: prima di andare a nanna, ma anche a colazione, a merenda o mentre si aspetta che sia pronta la cena.365-leggo2
È breve in modo che sia facile ritagliare dalla giornata pochi minuti per leggerla.
Così breve che ci si può sbilanciare alla promessati prometto che ti leggerò una storia al giorno per un anno intero (vale a dire: ti prometto che ti farò cinque minuti di coccole assolute, ogni giorno, per un anno intero).

Chi non salta di gioia a una promessa del genere?
Incontro coi bambini di Solbiate Arno
Incontro coi bambini di Solbiate Arno

Un’esperienza “spaventosamente” bella di lettura e condivisione con un pubblico davvero speciale


Lo scorso 28 ottobre ho incontrato nella Biblioteca Comunale i bambini delle classi prima e seconda (prima A e B, seconda A e B, per essere super precisi) della scuola elementare di Solbiate Arno.
È stata una bella mattinata!
C’era aria di halloween, tanto che ad accogliere i bambini in biblioteca c’era una strega vera! Con tanto di cappello e mantello nero (grazie a Patrizia, la super volontaria che si è prestata).

ostrega_trasparenteE, vista l’aria di mistero che tirava, quali storie potevo leggere se non quelle più spaventose, paurose e terrificanti? (si fa per dire).
Storie di scheletri dunque, e di streghe, fantasmi, pipistrelli e anche la storia di una casa abbandonata (o forse no?) da cui escono scricchiolii, cigolii e altri rumori ultra misteriosi.
Pensate che i bambini siano scappati a gambe levate? Ma no!
I bambini di Solbiate sono super coraggiosi e hanno ascoltato tutte le storie fino alla fine, senza nemmeno battere i denti.
In particolare con i bambini di seconda abbiamo letto qualche brano dal libro “tre streghe in città”.
Che bello salutarci cantando la “Ualla Ualla”! (Per chi non lo sapesse è la canzone delle streghe. E i bambini, sia quelli della storia, che quelli in carne ossa, imparano la Ualla Ualla incredibilmente al volo!)

Arrivederci alla prossima occasione!

L’emozione di scrivere libri per bambini
L’emozione di scrivere libri per bambini

L’emozione di scrivere

Ho sempre pensato, da quando ho iniziato a scrivere libri per bambini, che il momento più bello, quello in assoluto più emozionante sarebbe stato il momento in cui avrei preso in mano per la prima volta, sfogliato, toccato, annusato (a voi non fa impazzire il profumo della carta nuova?) ciascuno dei miei libri freschi di stampa.
Quando, finalmente, quel momento è arrivato, è stato emozionantissimo!
Ecco, mi sono detta, questa è la sensazione più meravigliosa che io abbia mai provato!
Ma poi è passato un po’ di tempo e ne ho vissuta un’altra ancora più bella.
Me ne sono accorta, anzi, a dir la verità, mi ha travolto la prima volta che ho letto uno dei miei libri a un gruppo di bambini.
Allora ho visto i loro occhi attenti. E dentro gli occhi mi è parso di intravedere la scintilla dell’immaginazione che brillava.giuditta-campello
E a quel meraviglioso luccichio mi sono detta: wow! È questa allora la sensazione più meravigliosa che io abbia mai provato.
Ma poi è passato ancora un po’ di tempo e ne ho vissuta un’altra ancora più bella.
È successo quando ho incontrato Tommi, un bambino di quattro anni.
Giudi– mi ha detto –Giumalama è dispettosissimo! Lo sai che l’altra notte mi ha rubato un calzino?

Se vi dico che Giumalama è un fantasma protagonista di una delle mie “Storie sul cuscino”, capirete l’emozione. Immaginare Giumalama che, così, con naturalezza, salta fuori dalle pagine del libro ed entra nei giochi di Tommi è davvero il massimo!
(Come se non bastasse Giumalama è stato, tanti anni fa, compagno immaginario di giochi per me, mia sorella e per due nostri cari amici).

 

 

C’era una volta: “Il castello con le gambe”
C’era una volta: “Il castello con le gambe”
Il castello con le gambe

Un racconto inedito per te.

C’era un re che viveva in un castello con la regina moglie, il principe figlio e il cane.
-O che bello il mio castello, o che bella la mia famiglia- diceva il re quando era nel castello.
Il fatto è che, come tutti i re, aveva mille impegni e cento doveri. Doveva andare di qua a parlare col primo ministro, di là a confabulare col generale, di su a combattere col conte Lupo, di giù ad affondare il pirata Barbacane.
Insomma andava a finire che era sempre in giro e del suo bel castello e della sua famiglia aveva una nostalgia grande così.
La regina era preoccupata, il principe era imbronciato, il cane abbaiava… e il re? Si mise a pensare per trovare una soluzione.
Pensò e pensò per una notte intera, e al mattino un’idea spuntò.
Qual era l’idea? Un po’ di pazienza. Tanto per cominciare bisognava realizzarla.
Per questo il re decise di chiamare il fabbro, il falegname, il gommista, il carpentiere. Ma prima di chiamarli ci pensò su e decise che era meglio invece chiamare la maga Papaya.
La maga Papaya arrivò di volata.
-Cosa vuoi maestà?
-Pissi pissi pissi- bisbigliò il re nell’orecchio della maga Papaya.
Lei fece sì con la testa, agitò la bacchetta magica e… Zic zac bum sbadabum!
Magia delle magie, al castello spuntarono le gambe. La regina, il principe e il cane applaudirono dalla finestra.
E così il re continuò ad andarsene di qua e di là, di su e di giù per il regno, ma non soffrì più di nostalgia perché ovunque andasse lo seguiva il suo castello e dentro il castello c’era la sua famiglia.

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